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Scrittura

Leggi l’intervista a Francesco Maglioni, giurato vincitore al Premio Strega Giovani 2017

- da Teen!Space Crew

Continuano le nostre interviste dedicate al mondo della scrittura: questa volta è il turno di Francesco Maglioni, vincitore della giuria del Premio Strega Giovani 2017

Francesco ha condiviso con noi le emozioni provate subito dopo la vittoria della sua recensione di “Le Otto Montagne” di Paolo Cognetti: felicità, sorpresa e soprattutto orgoglio. L’esperienza vissuta è stata, per il giovane recensore, un punto di partenza per un futuro che sicuramente avrà al centro la lettura e soprattutto la scrittura, le sue più grandi passioni.  Se ancora non hai letto l'intervista allo scrittore Paolo Cognetti, clicca qui!

1) Raccontaci cosa hai provato quanto hai vinto il Premio Strega Giovani 2017!

È motivo di grande orgoglio per me, sia in quanto scrittore, sia in quanto lettore. Quando ho sentito pronunciare il mio nome, la prima cosa che mi ricordo di aver fatto è stata chinare il capo e stringere la mano della persona che mi stava accanto, perché non potevo credere di avercela davvero fatta. E ricordo anche che per tutta la settimana dopo non riuscivo a togliermi il sorriso dalla faccia. Salire su quel palco è stata un’esperienza quasi surreale. A dirla tutta, a volte quando ci ripenso mi sembra ancora un sogno!

2) Partecipare al Premio Strega Giovani ti ha aiutato a capire cosa vuoi fare nel futuro? 

Certamente. Prima avevo solo una vaga idea della strada che avrei voluto percorrere. Credevo che una risposta certa l’avrei avuta solamente dopo il diploma, ma l’esperienza di fare un lavoro su quella che prima era stata solo una passione mi ha illuminato il cammino. È stato come se tutta la vita avessi solo apprezzato passivamente l’arte della letteratura, mentre ora mi riscopro capace di contribuirvi attivamente.

3) Ci spieghi il motivo per cui hai partecipato al Premio Strega Giovani?

Perché è un’occasione rara. Essere un giurato dello Strega Giovani è un modo per accendere l’amore per la lettura, anche in quelli che non l’hanno mai avuto. Se vi piace, avrete trovato una nuova passione, se no… sarà stato comunque un buon modo per passare il tempo!

4) Cosa fai per coltivare il tuo talento come recensore? 

Leggendo libri diversi, parlandone ad altre persone, spiegare cosa mi è piaciuto e cosa non mi ha convinto… ma soprattutto ampliando la mia libreria con tanti titoli diversi. Non ci si può considerare degli amanti della lettura stando fermi in un solo libro, un solo scrittore, un solo genere. Amo la mia libreria come amo un giardino: pieno di fiori, diversi l’uno dall’altro, formando una bellissima composizione.

Ora leggi la recensione di Francesco Maglioni rivolta a “Le Otto Montagne” di Paolo Cognetti. Grazie a questa, Francesco è stato vincitore della giuria del Premio Strega Giovani 2017! Lasciati ispirare 😊

Le montagne. Lassù, solo lassù, si trovano le risposte alle domande mai fatte. Come quelle di Pietro che, troppo ansioso di staccarsi dalla famiglia, non ha mai fatto al padre. Un padre scontroso, un blocco di dura roccia che non fa scorgere quello che ha dentro, ed un figlio che era troppo abituato a quel silenzio per voler fare qualcosa.

Però lui, in tutte quelle ore di silenzio, camminando, ha imparato molto di più di quanto avesse fatto in ogni momento della sua vita in città. La montagna gli ha persino dato un’amicizia, con Bruno, perenne come la neve sui picchi. Ma nulla resta. Lui se ne va, giovane, senza guardarsi indietro, senza rimorsi né un minimo accenno di nostalgia di casa. Senza saperlo, sta diventando anche lui ripido e scontroso. Ma il vento del destino soffia sempre dove vuole lui.

La morte. L’ospite che viene sempre in anticipo, e che lascia un velo di tristezza, come una macchia su un telo, ed ogni volta che lo vedi ripensi a quel dannato giorno in cui si è mostrato. Senza avvisare, senza rumore Giovanni Guasti se ne va, come quando partiva per andare in montagna, solo che adesso lui non lo può accompagnare. Ma può tornare. E tornando, trova la sua eredità. Una casa da costruire, i ricordi sulle montagne. Gli lascia quel posto, il suo paradiso, un dono di cui è difficile capire la grandezza. Prova a stare lì, pensando che prima o poi si abituerà a vivere il sogno del padre. Ma il destino lo trascina dall’altra parte, inesorabile come l’acqua che scende a valle.

Viaggia ora verso il monte più alto. L’Everest, o Chomolungma, come lo chiamano gli sherpa. Vede il suo destino riflesso nel disegno delle otto montagne. E torna, felice di questa scoperta, da Bruno. Ma solamente scrollandosi di dosso un po’ di neve, il monte che gli ha fatto compagnia inghiotte il suo più caro amico, dando una degna sepoltura ai suoi ricordi, custodendo per sempre il tempo passato lì, tra le montagne che avevano guidato il suo destino e le persone che ne facevano parte.






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