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Scrittura

Leggi l’intervista a Livia Rinaldi, ex-giurata del Premio Strega Giovani 2017

- da Teen!Space Crew

Terza intervista esclusiva in collaborazione con la Fondazione Bellonci, ente organizzatore del Premio Strega e del Premio Strega Giovani. Dopo aver intervistato Alessia Depietri, ex-giurata del 2014, vogliamo farvi conoscere Livia Rinaldi, giurata all’ultima edizione Premio Strega Giovani nel 2017, con la recensione de “Le Notti Blu” di Chiara Marchelli.

Non hai ancora letto l'intervista ad Alessia Depietri? Che aspetti? Clicca qui!

Livia, appassionata di lettura e scrittura fin da bambina, ci ha raccontato che la partecipazione al Premio Strega l’ha aiutata a “non giudicare un libro dalla copertina” e a mettersi in gioco, grazie al confronto con altri recensori e scrittori affermati. Per lei, leggere ma soprattutto scrivere sono attività liberatorie, che le permettono di entrare in contatto con sé stessa e ricercare sempre nuovi inaspettati punti di vista

1) Svelaci i retroscena della tua esperienza di giurato al Premio Strega Giovani!

Per me è stato sempre interessante trovare libri nuovi, anche se ho sempre avuto il timore che non mi soddisfino o che mi lascino con l’amaro in bocca. Perciò leggere una selezioni di libri non scelti da me è stato un modo anche per imparare a ricredermi e per imparare, letteralmente, a non giudicare un libro da una copertina. Mi è stato proposto di partecipare al Premio Strega Giovani come giurato dalla mia professoressa per la prima volta al terzo anno di liceo, poi ho continuato anche l’anno seguente ed anche quest’anno parteciperò volentieri. È stata un’esperienza positiva ed è bello potersi dedicare alle proprie passioni confrontandosi con altre persone e soprattutto con scrittori affermati.

2) Raccontaci il tuo rapporto con la scrittura e con la lettura!

Fin da piccola ho sempre amato leggere, cosa che mi ha poi portato in modo quasi naturale alla scrittura. Per me è importante avere modo di esprimermi e la scrittura è sempre stata per me estremamente liberatoria. Negli anni, soprattutto a scuola, ma anche in privato, ho avuto modo di dedicarmi a questa passione e di conoscere grandi autori potendomi così ritrovare o confrontare con la loro opinione. Per me scrivere e soprattutto leggere significa essere a contatto con me stessa, ma anche (e soprattutto) sapere di non essere sola e saper trovare fra le pagine di un libro un punto di vista sempre nuovo ed un futuro sempre inaspettato.


3) Cosa fai per coltivare il tuo talento come recensore?

Penso che il primo passo per migliorarsi come scrittrice (di qualsiasi tipo, non solamente di recensioni) sia leggere. Leggere per prendere ispirazione e per poter poi sviluppare il proprio stile ed il proprio punto di vista. Un altro elemento importante credo sia la capacità di immedesimarsi in diversi punti di vista, di mettersi nei panni del prossimo; questo perché per poter poi comprendere e giudicare una storia credo sia essenziale poter entrare completamente nel racconto ed al contempo lasciare che esso entri in noi, così da legare indissolubilmente storia e lettore. Infine, bisogna credere nel proprio giudizio, senza temere di essere poi criticati, perché ogni persona ha una certa sensibilità e vive la narrazione in modo diverso, perciò ogni giudizio (insieme agli altri) può arricchire il prossimo.

Ora leggi la recensione di Livia Rinaldi de "Le Notti Blu" di Chiara Marchelli.

Quelle notti dove i ricordi tornando sfumando dai diari dove erano stati rinchiusi e si impossessano della nostra mente, del nostro stomaco, del nostro cuore. Quelle notti dove tutto sembra essere investito da una pesantezza insopportabile, eppure così effimera che sembrerebbe poterci sfuggire per sempre prendendo il volo da un momento all’altro. Quelle notti dove la linea fra finzione e realtà è così sottile che temiamo si possa rompere con la debole forza del nostro respiro. Così rimaniamo in apnea, in silenzio, aspettando che arrivi la luce e pregando che tutto questo buio lasci spazio ad una nuova alba, nella quale ricominciare a vivere, respirando finalmente aria nuova. 
Un romanzo che pone tante domande, pronto a insinuarsi nel lettore e a sconvolgere le sue credenze. Fino a che punto riusciamo ad affrontare il dolore? Fino a che punto siamo disposti a spingerci per dimenticare la sofferenza? E se l’ostinato superamento del dolore fosse il limite della nostra felicità? Siamo disposti a leggere nuovamente i passati capitoli per poter finalmente voltare pagina? 
Un turbinio di emozioni, di profonde riflessioni, di dubbi e di certezze che sembrano alternarsi in un valzer lungo tutta la durata del libro. Una storia semplice, che si articola attraverso il punto di vista di personaggi complessi i quali affrontano la sofferenza in modi completamente diversi. La storia di più esistenze che si intrecciano. Una storia di morte, eppure, una storia di vita. Di chi ha scelto di lottare per questa, di mettersi nuovamente in gioco, di rischiare, di chi è pronto a riaprire le proprie ferite per poter conquistare nuovamente la felicità. Perché la vita non si ferma mai, continua inesorabilmente il proprio percorso e ci trascina con sé, e l’unica cosa che ci è permessa è tentare in ogni modo, di restare a galla.






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