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Scrittura

Leggi l'intervista a Paolo Cognetti

- da Teen!Space Crew

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lo scrittore Paolo Cognetti, autore del romanzo “Le otto montagne”, Ci ha raccontato da dove nasce la sua passione per la scrittura e come questa l’ha portato a vincere il Premio Strega 2017. Non solo: lo scorso anno Paolo è stato vincitore anche del Premio Strega Giovani e il suo libro ha ricevuto inoltre la migliore recensione per il bando BPER Banca.


Paolo Cognetti

E ora… leggi l’intervista! 

1. Vincere il Premio Strega ti ha portato tanta fortuna, tanto successo, tanta visibilità e tante opportunità nuove anche come imprenditore sociale, in quanto i tuoi obiettivi e i tuoi progetti hanno una forte valenza sociale. Il Premio Strega Giovani invece cosa ti lascia come esperienza?

Il Premio Strega richiede tantissimo lavoro da parte della casa editrice, un lavoro di politica e di diplomazia. Il Premio Strega Giovani, invece, mi è sembrato un premio spontaneo e basta, che viene dalla semplice esperienza di lettura dei ragazzi. Non viene dal nome che hai, o dal nome che ha la tua casa editrice e via dicendo. Mi ha commosso tanto. Anche perché il mio rapporto con la scrittura è molto legato a quella età. È l’età in cui ho iniziato a scrivere lettere d’amore alle ragazze, lettere sui diari ai miei amici. Per me quella è stata la prima forma di scrittura, quindi pensare di arrivare ai ragazzi mi emoziona, perché è come ritornare a dove tutto è cominciato. 
Invito i ragazzi a scrivere, a innamorarsi, a scrivere ai loro amici e ai loro amori.

2. Leggere e scrivere sono due facce della stessa medaglia. Saper scrivere, a tuo avviso, vuole dire saper leggere?

Uno scrittore è prima di tutto un lettore, anzi direi un grande lettore. Iniziamo a scrivere perché abbiamo amato dei libri e degli autori. A me, in particolare, è successo di iniziare a scrivere per imitazione.
Quindi l’inizio è una scoperta. Trovi qualcosa che ti appassiona, stabilisci un contatto speciale con il mondo dei libri e vuoi farne parte, vuoi in un certo senso dare un tuo contributo, essere in qualche modo dentro ciò che hai trovato di così bello nei libri che hai amato. Ma tutto, ripeto, comincia dalla lettura. Invito i ragazzi a leggere per conto loro, a scoprire quello che c’è nei libri. Ricordo un momento importante, quando ho scoperto che dentro i libri poteva esserci qualcosa di prezioso per me. Ma quella scoperta devi necessariamente farla da solo, è difficile che arrivi dalla scuola. Può succedere quando sei in una libreria, o magari quando un amico ti passa un libro e improvvisamente capisci che lì dentro c’è una grande libertà. 

3. Nella galleria dei personaggi che hai incontrato leggendo e in quella che hai raccontato nelle tue pagine a quali figure sei particolarmente affezionato e perché?

Proprio perché stiamo parlando di “aspiranti scrittori” potrei ricordare un po’ di personaggi, a loro volta aspiranti scrittori, della storia della letteratura ai quali sono affezionato: ricordo Arturo Bandini che è il protagonista di John Fante. Un uomo che si dibatte in questa vita difficile, tra un lavoro e l’altro, ragazze di cui si innamora e che non lo amano, ma che soprattutto vuole scrivere. Questa è la saga molto bella di un aspirante scrittore. 
Poi ricordo Martin Eden, un grande personaggio di Jack London, forse  il suo personaggio  più autobiografico. E’ la storia di un marinaio che appunto vuole fare lo scrittore… 
Mi viene in mente anche Chinaski, l’alter ego di Bukowski. Ho avuto un grande amore per lui da ragazzo, quando mi attraeva, in particolare, quello che la letteratura poteva rappresentare come trasgressione. Ero un ragazzo molto ordinato e preciso, ma mi sono avvicinato alla lettura proprio attraverso gli scrittori più ribelli. E Bukowski è stato un grande amore. Anche qui ritroviamo un personaggio che desidera scrivere, questo poeta ubriacone chiamato appunto Chinaski. 
Tra i personaggi dei miei libri, invece, sono molto affezionato a Sofia Muratore, la protagonista di “Sofia si veste sempre di nero”: per me è stata come un amore immaginario. Ho impiegato quasi cinque anni a scrivere quel libro: un po’ come avere una storia d’amore con un personaggio che esisteva solo nella mia testa. E le voglio ancora bene.

4. “L’amicizia è una cosa rara”. La montagna è nel tuo libro il luogo dell’amicizia. Il contatto con la natura favorisce il rapporto umano?

Sì, soprattutto perché sento il bisogno di fare delle cose con i miei amici. Non mi basta stare seduto a un tavolo a parlare. Non mi basta in una relazione che tutto passi solo attraverso la parola.  La montagna e il bosco, allora, sono i luoghi in cui noi condividiamo anche i corpi, il lavorare, il nostro camminare e la fatica. Tutto questo crea grande intimità tra due persone. E a quel punto si può anche essere amici in silenzio, proprio perché si stanno condividendo molte altre cose. La montagna, e la natura in genere, favoriscono questo scambio affettivo in modo semplice.

5. Quali di queste tre affermazioni credi sia quella più corretta?
1) I genitori devono essere più vicini ai figli.
2) I figli devono sapersi allontanare senza strappi.
3) I genitori ed i figli inevitabilmente confliggeranno ( per poi eventualmente ritrovarsi).


A lungo ho pensato che i genitori e i figli inevitabilmente dovessero confliggere. Sono molto legato a questo momento della rottura e ho scritto un libro, dal titolo “Una cosa piccola che sta per esplodere” che è proprio una raccolta di racconti sull’adolescenza, in particolare sul momento in cui c’è questo strappo, quando un’identità sta prendendo forma. Non so se può succedere tutto in maniera armoniosa, senza traumi. Forse un trauma è necessario, come quando si rompe un guscio o si taglia un filo. Poi ho scoperto, invece, che in questi anni i genitori sono molto più amici dei figli. I figli sono meno ribelli in quel senso lì, traumatico e in un certo senso un po’ mi dispiace. Mi viene da dire “ribellatevi, staccatevi”.  I ragazzi di questi anni fanno più fatica a staccarsi dai loro genitori invece è bello staccarsi. È bello andare per il mondo e partire per la propria vita adulta. 



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